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I CAPOLAVORI DI ARRIGO BOITO
a cura dell'Associazione Amici di Arrigo Boito

MEFISTOFELE

L'edizione del Mefistofele qui pubblicata è la seconda, andata in scena al teatro Comunale di Bologna nel 1875, pubblicata anche nell'edizione Garzanti.

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Boito e il Nichilismo

Così si esprime il Mefistofele di Arrigo Boito :


Son lo Spirito che nega
Sempre, tutto; l'astro, il fior.
Il mio ghigno e la mia bega
Turban gli ozi al Crëator.
Voglio il Nulla e del Creato
la ruina universal.
Parte son d'una latèbra
Del gran Tutto: Oscurità.
Son figliuol della Tenèbra
Che Tenèbra tornerà.
Rido e avvento - questa sillaba:
"No."
Struggo, tento,
Ruggo, sibilo.
"No."
Mordo, invischio,
Fischio! fischio! fischio!

Il male assoluto viene rappresentato da Boito come furioso "no" all'essere, ed in questi pochi versi si esplicita ciò che sarà l'essenza del nichilismo per filosofi successivi che in fondo non hanno fatto altro che riformulare una già sviluppata riflessione del poeta. Il quale ci ricorda, ancora una volta, di essere anche profonda mente, interessata a tematiche metafisiche: e questo corto estratto va ricollocato all'interno del sistema estetico-cosmologico di Boito (perché le sue concezioni filosofiche si ripercuotono sulla sua arte: valga per tutto la sua ossessione per il parallelismo), che ci si presenta quindi come un dualismo tra essere e non-essere, bene e male, luce e oscurità. Boito traduce la tradizione manicheo-gnostica in
un'ontologia, o piuttosto esplicita la relazione profonda e dimenticata tra dualismo metafisico (protagonista della storia delle religioni) e dualismo ontologico (protagonista della storia
della filosofia).

Il “prologo in teatro” alla prima versione del Mefistofele, oltre a riflettere con erudizione sul Faust come figura archetipale, dà qualche ragguaglio sulla filosofia del nichilismo contenuta nell’opera. Se ribadisce che “da per tutto ove trovi lo spirito di negazione c’è Mefistofele”, e quindi il nichilismo come essenza del male (il che ha come controparte la volontà di potenza – positiva – come unico antidoto), mitiga questo nietzscheismo con delle osservazioni mutuate dalla teodicea hegeliana: perché “Mefistofele è il dubbio che genera la scienza, è il male che genera il bene”. Il nichilismo si transustanzia in valore positivo, laddove contribuisca al processo dialettico che culmina in definitiva nel bene: un’idea che Nietzsche non avrebbe mai potuto accettare, nella sua ontologica incapacità di percepire il valore del negativo. Boito invece sembra effettuare, se non una sintesi, un'armoniosa antitesi tra critica e elogio della negatività.

Sembra che il giovane Boito si identificasse con il nichilismo del suo Mefistofele - e che questo fosse lo sfogo del suo anticlericalismo e del suo interesse per il satanismo (che secondo alcuni attraverso lo gnosticismo si ricongiunge alla massoneria speculativa - ma che forse è piuttosto strumento politico per uno scontro contro l'istituzione ecclesiastica). Satanismo del quale nell'opera boitiana vi sono svariati esempi criptati (lo schema strofico dell'esordio del Re Orso è nientemeno che 6 6 6, o le croci rovesciati dell'estrema unzione del sovrano). Addirittura il fischio demoniaco sarebbe stata una pratica comune di Boito.

Ma la tendenza di Boito, ben esplicitata in Dualismo, è sempre stata di stagliarsi in un pericoloso equilibrio tra i due poli del dualismo: effettuarne una sintesi (o piuttosto, ancora, una vivente antitesi, senza conciliazione perché continuamente combattuta), nella quale ha nascita il genio poetico. All'incontro tra luce e ombra, bene e male, e ritrovando quindi in Mefistofele soltanto uno dei suoi due aspetti fondamentali, e nel nichilismo soltanto un contrappeso al suo idealismo.